La Lesbia di Catullo: la bellissima e spregiudicata Clodia fu delle prime donne libere ed emancipate della storia.
La Lesbia di Catullo: la bellissima e spregiudicata Clodia fu delle prime donne libere ed emancipate della storia.

La Lesbia di Catullo: la bellissima e spregiudicata Clodia fu delle prime donne libere ed emancipate della storia.

Clodia Pulcra nacque attorno al 94 a.C. ed ebbe il privilegio di appartenere a una delle famiglie patrizie più antiche e potenti di Roma, la gens Claudia. Le donne nell’Antica Roma venivano promesse in spose a sei o sette anni, e verso i quattordici anni iniziavano la loro vita procreativa. La loro principale occupazione era badare alle faccende domestiche (“filò la lana” era l’epitaffio più diffuso sulle tombe femminili della Roma Repubblicana) e assicurare ai loro mariti una discendenza legittima. Clodia invece era una donna colta, di intelletto vivace ed ebbe numerosi amanti e per questo venne accusata dai suoi contemporanei di essere una prostituta.

Dopo la morte del marito, il proconsole Quinto Cecilio Metello Celere, invece di risposarsi come voleva la tradizione, preferì restare vedova. Una vedova che avesse delle relazioni amorose era decisamente peggio di una normale adultera, in quanto quest’ultima godeva comunque della protezione del marito. Clodia invece non si piegò alle usanze e decise, in spregio ad ogni tradizione, di mantenere la propria indipendenza.

Edward John Painter, Clodia, 1907.

Odiata da Cicerone, in quanto sorella del suo più acerrimo nemico (il tribuno della plebe Publio Clodio), fu profondamente amata dal poeta veronese Catullo, con il quale ebbe una burrascosa relazione. Catullo scrisse su di lei: “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.” (Ti odio e ti amo. Ti chiederai forse perché io lo faccia. Non so, ma sento che accade, e mi tormento.) 

John Rainhard Waguelin, Lesbia.

Catullo poneva al centro dell’esistenza amorosa il foedus, ovvero il patto sacro ed inviolabile basato sulla fides, la lealtà. In questo reciproco impegno amoroso sono conciliati l’amore erotico e l’affetto più tenero e duraturo tipico degli affetti familiari. Catullo però cercava la sacralità dell’amore in una relazione clandestina con una donna sposata, assai più anziana di lui e infedele per natura. Eppure di questo suo amore Catullo ha una visione sublime: traspone in esso tutti i valori positivi della società romana: la pietas, la virtù di chi adempie ai propri doveri, e la fides, il vincolo che impone il rispetto dei patti. Tuttavia ben presto Catullo si rende conto dell’esito fallimentare della sua impresa: Lesbia non è assolutamente disposta a rispettare il foedus. I suoi comportamenti amorali distruggono l’ideale sublime del poeta, ma al tempo stesso, i continui tradimenti di Lesbia, non intaccano il suo amore, che è anzi più forte che mai. Catullo fu il primo forse (dopo Saffo) ad intuire tutta la forza irrazionale dell’amore, sentimento che è sordo agli ammonimenti della ragione.  

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