La culla della nostra civilità fu l’Antica Roma.
La culla della nostra civilità fu l’Antica Roma.

La culla della nostra civilità fu l’Antica Roma.

I romani vengono descritti come dei sanguinari conquistatori, ma in realtà erano un popolo straordinariamente evoluto. Leggendo le lettere di Cicerone, i carmi di Catullo, i precetti amorosi di Ovidio, le riflessioni di Seneca, ciò che ci sorprende è proprio la straordinaria umanità, la vicinanza che ci accumuna a questi pensatori, poeti, a questi uomini che vissero duemila anni fa.

Soffrivano per amore, s’indignavano per la corruzione della politica, per l’ipocrisia, l’invidia, le calunnie e le maldicenze dei loro simili, ricercavano nei caos del loro mondo amici sinceri con cui poter parlare liberamente, si commuovevano davanti alle bellezze dell’arte e della natura e si domandavano quale fosse il senso della vita, se esisteva un’anima, l’aldilà, una qualche forma di giustizia ultraterrena. “Con i tempi che corrono nulla mi manca tanto quanto un essere umano con il quale io possa condividere tutte le esperienze che mi procurano una qualche preoccupazione, che mi voglia bene, con il quale quando parlo, nulla debba nascondere, nulla dissimulare, nulla tenere nascosto.” 

Marco Tullio Cicerone, Epistole ad Attico.

Furono i romani a coniare il concetto di “humanitas”, intesa come compassione verso i propri simili, volontà di comprendere le ragioni dell’altro, sentire la sua pena come pena di tutti. Per il poeta latino Terenzio l’uomo non è un nemico, un avversario da ingannare con mille astuzie, ma un essere da comprendere e aiutare. La Filosofia, il teatro, la democrazia della Grecia antica costituiscono la base di tutto l’occidente. Ma furono i pensatori romani a filtrare la cultura greca, a dar vita a quella cultura greco-romana i cui valori (politici, artistici, giuridici) sono vivi ancora oggi nella nostra civiltà. 

Ai tempi di Cicerone la filosofia veniva studiata soltanto in funzione della politica. Fu proprio Cicerone a riabilitare il ruolo della filosofia come “medicina dell’anima”. Se a Roma mancarono i grandi filosofi come Socrate, Platone e Aristotele, si sviluppò però quella cultura giuridica che ha introdotto il concetto di diritto, e perciò di libertà e di dignità dell’uomo. Romane sono le più grandi opere architettoniche di tutti i tempi: anfiteatri, archi trionfali, basiliche, ma anche opere di pubblica utilità come acquedotti, strade, terme. L’architettura rinascimentale è erede di quella romana: armonizza lo spazio umano con quello naturale, come la nostra architettura non è più in grado di fare.

I Romani furono anche uno dei popoli più puliti della storia. Pensate che dal Rinascimento fino al XIX secolo i bagni erano scoraggiati: l’acqua, a detta dei medici, apriva i pori della pelle attraverso i quali potevano entrare gravi malattie. Se un bagno veniva concesso una volta l’anno, era consigliato un giorno di riposo per recuperare il presunto indebolimento del corpo.

John William Waterhouse, Eco e Narciso.

Ai cristiani fu proibito di fare il bagno senza vestiti, in quanto sinonimo di immoralità e di depravazione e alle donne era addirittura sconsigliato lavare le loro parti intime, perché la credenza comune era che un lavaggio eccessivo avrebbe indotto la sterilità. E poi una donna che si lavasse più spesso della norma era considerata di facili costumi. I profumi al contrario venivano usati abbondantemente dai ceti nobiliari proprio per coprire gli odori che emanavano i corpi. Ed è questa l’origine del bouquet delle spose: servivano ad attenuare il cattivo odore delle spose. Queste terribili abitudini igieniche naturalmente facevano proliferare le malattie; i parassiti erano un tormento con cui convivere anche per i nobili, le cui elaborate parrucche erano infestate di pidocchi e pulci.

I Romani al contrario consideravano l’igiene personale un dovere. L’istituzione delle Terme consentiva a chiunque, anche ai non abbienti,di aver cura del proprio corpo limitando in tal modo il diffondersi delle malattie. A Roma nel I secolo a.C. erano funzionanti 11 acquedotti che portavano ogni giorno ai cittadini un miliardo di litri d’acqua corrente. Fu soltanto con la caduta dell’Impero Romano, la disurbanizzazione del territorio e una concezione peccaminosa del corpo che l’igiene personale venne meno. 

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